ME & SEGAIOL QUESTIONS


Sabato sera, ho visto 3… 2… 1… Clic!, sono stata a cena da lei.
Finestra sui navigli, camino acceso e rosso nel bicchiere.
Le invidio, benevolmente, un potenziale emotivo.

Che poi chiamarlo potenziale è riduttivo, lei “l’emotivo” lo vive. Lo indossa ogni giorno. Lo mette quando si alza, quando va al lavoro, quando si arrampica, quando veleggia, quando parla e quando nonostante un carattere schivo e tendente all’ostrica e lì a parlare di se.
Si veste di “emotivo” così tanto, nonostante una salda e certa razionalità, che mi parte il senso di protezione nei suoi confronti. Che, diciamolo, il mondo là fuori è così affamato di emozioni, capace, per sopravvivere, di cannibalizzarti senza grandi rimorsi.

Me lo domando, in questi mesi che passano, in questo luogo dove l’acqua non è calda, dove l’acqua non è fredda. In questo fare per fare e non per viverlo, in questa nebbia tranquilla che ottunde e anestetizza. In questo capire e comprendere, ma non sentire, dietro a una membrana di vetro.

Dov’è? Che fine ha fatto il mio potenziale emotivo? Esiste ancora? L’ho consumato allo sfinimento? Si è rintanato come un coniglio nella tana? Me l’ho hanno rubato? Qualcuno lo tiene prigioniero? L’ho perso irrimediabilmente? E’ solo deluso?

Sento il peso del suo vuoto. Se ci penso è strano, il vuoto alleggerisce, come può pesare così tanto?

Se fosse il vuoto del seme? Se fosse quel momento in cui sei isolato per scoprire nuove cose di te? Se fosse l’attimo prima della nascita?
Se invece fosse questo l’invecchiare? Lentamente staccarsi da emozioni per non sentirne la mancanza? Perdere il contatto con il se terreno? Sentirsi sempre più alieno a questo mondo per non sentirne un domani la mancanza?

Ah le mie domande! Il mio potenziale può esser scomparso, ma il mio essere segaiola mentale, fedele mi è rimasto accanto.

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