DALLA G ALLA G


 

GELOSIA
E’ un cane rabbioso che ti strappa il cuore a morsi.
E’ una lama sottile e affilata che ti trafigge il cuore.
E’ aria bollente che ti entra nei polmoni.
E’ la paura di sentire il dolore perché sai che nulla lo fermerà.

Non sono gelosa di natura, eppure queste quattro righe le scrissi io nel settembre del 2006. Un uomo riuscì a “rendermi” così. Fu un concorso in demerito, mio e suo.

Mi rese insicura, e su questa insicurezza creò il suo “potere”. In qualche modo mi ritrovai a pensare di essere la donna meno “meritevole d’amore” sulla terra. Credo che lo facesse in maniera inconscia, questo fu peggio, ma grazie a questo compresi (successivamente, molto successivamente) che ci sono persone che, pur amandoci o volendoci bene, ci fanno del male. Non per cattiveria, ma per incapacità.
Io lo permisi. Il non amarmi veramente e la “paura di non essere amata” permisero la distruzione delle mie sicurezze. Brutta roba.

Successivamente, proprio grazie a questa storia, ho recuperato alla grande sul senso di insicurezza. In fondo dovrei ringraziarlo, ho scoperto una forza che non sapevo di avere, e lo devo a quello che è accaduto tra noi. Ma di questo dovrei parlare alla lettera R, di resilienza.

Chiaramente a lui non feci trapelare nemmeno un briciolo di questa gelosia. Forse la intuì, o forse no.
Perché lo feci? Perché nascosi questa emozione? Perché non la consideravo, non la considero, un’emozione positiva. Umana si, positiva no.

Lo penso davvero, la gelosia non è un sentimento d’amore, ma di possesso. Credo che sia per questo che, a parte quel periodo, io tendenzialmente non sia gelosa. Ma se capita, è un attimo, una punta di lapis, poi cambio prospettiva. La gelosia oltre ad essere una emozione inutile, spesso scatena proprio i comportamenti che teme.

Nel mio mondo, la gelosia sta all’amore, come i ghiaccioli al forno.

ROBETTA


Questo mio mutar come se da questo dipendesse la capacità del mio respiro. Questo mio guardare a nuovi sentieri appena intravedo la fine di quello davanti.
Costanti della mia vita.

Quando mi son incagliata, arenata in momenti statici e fermi, anche volutamente, ci ha pensato la vita spintonandomi in malo modo per rimettermi nel flusso vitale.

Io così bisognosa di stabilità e sicurezze, son la prima dissidente di me stessa.

micio-e-me

Questo non vuol dire che non abbia punti fissi e dinamiche costanti. Ho i miei mattoni, esterni e interni. Io, sè, es, io superiore. Tutta questa robetta qua, quella che confondo sempre e che non capisco mai cosa intendano quando li separano. Io non riesco a separarli. Insieme fanno me, in questo momento, in questa vita, con queste scelte. L’anima poi li avvolge tutti, come uno scialle che tiene al caldo le spalle e il petto, perché in mezzo a tutto c’è il cuore. Il mio.

Solo, ogni tanto, questo bisogno corporeo di solitudine e silenzio, a staccare da un mondo che non sempre mi rappresenta.