SIGARETTE


Ci son giornate che mi domando perché ho smesso di fumare.

Te lo ricordi il momento, quando aspiravi lentamente davanti l’accendino. L’istante stesso in cui il veleno ti riempiva i polmoni e la tua dipendenza si acchetava. Quando svuotavi i polmoni dell’aria e con essa il fumo, liberazione di un male che avevi cercato tu.

Forse è questo che mi manca, la sensazione di liberarsi di qualcosa che fa male.

Le dipendenze sono abili manipolatrici, ami ciò che ti ucciderà, sia essa una sigaretta, una situazione, una persona.

Mentre pensi questo, te lo ricordi perché hai smesso. Tu, quando ne diventi consapevole, dipendente di niente e nessuno. Se poi vogliamo parlare di quante cose e persone siamo “schiavi” inconsapevolmente (o inconsciamente consapevoli) è un altro discorso.

Il sogno di stanotte non mi ha aiutato a essere allegra. Il sottile mal di testa che accarezza la mia parte sinistra spegne ogni velleità di pensiero.

Guardo fuori della finestra. Grigio, pioggia come compagni e questa voglia di sottofondo, quella di liberarsi di qualcosa che bene non fa.

RAM


C’è stato un tempo che fumavo. Mi piaceva. Poi ho smesso.
Potrei dire che l’ho fatto perché farsi del male da soli è stupido, ma mi prenderei in giro, non l’ho fatto per questo, o meglio non solo per questo.
Mi son sempre fatta molto male da sola, forse una predisposizione genetica, o forse una tara mentale. Però alla fine ho smesso.
O forse solo cambiato modo di farmi male.

A volte, nonostante sia passato qualche anno, il desiderio di far un tiro mi prende, specialmente dopo un bicchiere. L’idea di aspirare e riempirmi di quel fumo, mi seduce come le sirene Ulisse. Ho il ricordo, bellissimo della sensazione, e sospiro. Qualche mese fa l’ho fatto. E li ho capito. Accesa. Aspirato quel fumo agognato e pensare subito “Che è sta merda” è stata una sola cosa.

La memoria cambia i ricordi come un’adolescente vestiti al suo primo appuntamento. Ciò che ci rese schiavi addolcisce ciò che fu, per tornare ad esser ciò che è.

Le ore che corrono sono scatti di foto che sbiadiscono contorni e ricordi nella fretta di abbracciare un futuro che vorremmo migliore.

Il tempo che passa addolcisce tutto, ciò che era lama diventa carezza, ciò che era tossina diventa ambrosio. Il tempo è un galantuomo che soffre di alzheimer.

Ed io ho un sacco di ram nella testa aggredita dal tempo. L’unica è resettare e inserire nuove esperienze di vita.

Ram

SMOKER


C’è stato un tempo in cui fumavo. Riempivo il mio corpo di nicotina aspirando lentamente. Fumavo quelle lunghe sigarette sottili. Quelle che quando gli uomini mi chiedevano “Ehi hai una sigaretta?” appena gliela porgevo, si ritirano indietro, quasi fossi un untore. A nulla valeva dirgli, guarda che non son leggere, son solo sottili.

Il loro non era timore di esser scambiati per “froci” era proprio paura. Io sorridevo, porgevo il pacchetto, straniti guardavano e allontanandosi dicevano “No grazie”. Dentro, silenziosamente, mi dicevo: “Tu non sei gay, tu sei stupido e tanto”. Fuori sorridevo un pò di più, mettevo via il pacchetto e pensavo: “Tutto di guadagnato, una sigaretta in più nel pacchetto, un coglione in meno intorno”.

Fumatori maschi che disinvoltamente l’hanno presa, accesa e fumata, davvero pochi. Li conto sulle dita di una sola mano. Uno di loro è ancora mio amico.

Però non avevo iniziato questo mio scritto per questo.
E’ stata la foto.
Fisso la foto.
Questa foto.
Quando l’ho vista, così simile, sono stata catapultata nella linea del tempo. Notti in cui ho amato con tutta ciò che sono, preservando per me solo una piccola chiave. Quella che anni dopo mi avrebbe permesso di aprire la via di fuga. Sono stata fortunata che tu, nel tuo scavarmi e sconvolgermi non l’abbia mai trovata, se solo me lo avessi chiesto, io quella chiave, te l’avrei consegnata.

Le tue mani, le nostre notti, i tuoi discorsi, le nostre ore, quelle sigarette fumate in due, quella sigaretta che tu mi ponevi tra le labbra. Ti ho amato fino a perdermi, ma del resto era il solo modo per ritrovarmi vero?
Mi hai amato? Non mi hai amato? Mi hai amato a modo tuo? Mi hai amato con le forze che avevi? Non erano molte, ma questo l’ho scoperto solo quando me ne sono andata. Il forte dei due ero io, anche se sembrava il contrario.

Ci siamo fumati vita, uno dall’altro, ci siamo fumati questa vita e molte altre, respirando l’altro. Ti ho inspirato così profondamente da averti collocato, anche ora, nel nucleo più profondo di me, o forse c’eri già. Ti amo ancora, di un amore diverso.

Non ho rimpianti, non ho dolori, non tornerei indietro, non cambierei nulla, devo a te molto di quello che sono oggi, se non mi avessi frantumato così tanto, non mi sarei scoperta. Non guardo indietro triste, guardo avanti sorridente, la mia vita, questa mia vita, è lì pronta ad accogliermi.
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