ROBETTA


Questo mio mutar come se da questo dipendesse la capacità del mio respiro. Questo mio guardare a nuovi sentieri appena intravedo la fine di quello davanti.
Costanti della mia vita.

Quando mi son incagliata, arenata in momenti statici e fermi, anche volutamente, ci ha pensato la vita spintonandomi in malo modo per rimettermi nel flusso vitale.

Io così bisognosa di stabilità e sicurezze, son la prima dissidente di me stessa.

micio-e-me

Questo non vuol dire che non abbia punti fissi e dinamiche costanti. Ho i miei mattoni, esterni e interni. Io, sè, es, io superiore. Tutta questa robetta qua, quella che confondo sempre e che non capisco mai cosa intendano quando li separano. Io non riesco a separarli. Insieme fanno me, in questo momento, in questa vita, con queste scelte. L’anima poi li avvolge tutti, come uno scialle che tiene al caldo le spalle e il petto, perché in mezzo a tutto c’è il cuore. Il mio.

Solo, ogni tanto, questo bisogno corporeo di solitudine e silenzio, a staccare da un mondo che non sempre mi rappresenta.

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ABBRACCIO


Ho dovuto fidarmi delle persone errate per fidarmi di quelle giuste.
Ho dovuto capire il silenzio per apprendere a parlare.
Ho dovuto perdermi per ritrovarmi.
Ho dovuto amare la persona sbagliata per cercare quella giusta.
Ho dovuto dovere per comprendere che non devo niente.

Ho avuto una mente in lotta con il cuore per così tanto tempo.
Quando, si sono abbracciate in un atto d’amore e fusione definitivo, illuminate dal chiarore di una luna che sbirciava da un’alta finestra, io mi son sciolta in mezzo a loro felice.

Quella notte ho compreso la dualità che combacia e unisce.
La mente è fredda, e tale deve esser a equilibrare un cuore che brucia ogni cosa al suo passaggio. In quell’equilibrio viviamo noi umani, in quell’abbraccio impariamo ad amarci, e nel farlo apprendiamo anche l’amore per chi “noi” non è.

fire

Avvolta da quel tepore, ho scoperto che se non ci amiamo noi, neppure gli altri lo faranno.

MONILI


Penso a momenti.
Sento nella carne.
Scrivo poco.

Mi vesto di silenzio.
Solo qualche parola, qua e là, come un monile a far risaltare l’abito.

red wolf

E’ la stanchezza del farsi capire, e in questo momento, non ambisco alla fatica di farlo. Del resto chi mi vede, mi scorge anche nella quiete delle parole.

Ambisco a chiacchierate fatte di sguardi. Quelli in cui parli dei secoli che furono, e di quelli che saranno, in una manciata di secondi.

All’ombra di una quercia, a bordo di un sentiero di campagna, ad aspettare.

Dietro me, il futuro sta arrivando.

BOTTONI


Sono stata una bambina timida e introversa.
Sono stata una adolescente introversa e timida.
Sono stata una ragazza introversa, timida e silenziosa.

Poi sono diventata una donna estroversa, determinata, forte e sicura, ma ho radici in quelle me. Questo mi complica, a volte, la vita. Non poco.

Ho una radice che ha la forma di una bimba di tre anni e mezzo con un sacchetto pieno di centinaia di bottoni.

Con i bottoni giocavo. I bottoncini rosa confetto diventavano i maiali della fattoria, quelli bianchi e piatti la recinzione, quello grosso e marrone la mucca, e così via. Ero capace di giocare per ore e ore con i bottoni. Costruivo mondi e fantastiche storie. Tutto da sola.

Non ho più un sacchetto pieno di bottoni, oggi ho un sacchetto pieno di pensieri improvvisi e di emozioni cui do forma digitando su una tastiera. Le parole son i miei nuovi bottoni, lo scrivere le mie fantastiche storie.

Se mi guardate voi vedete una donna.
Se io mi specchio vedo una bambina di tre anni e mezzo.

bottoni

COSE CHE FACCIO


Cose che faccio:

avere nell’iphone le previsioni della mia città e di Berlino, per sentirmi un po’ più vicina a Progenie

fermare l’auto bordo strada per scrivere il pensiero improvviso che mi è venuto

permettere alla musica di portarmi, in un attimo, dentro un’emozione antica

aver voglia di urlare la rabbia e rimanere silente

ballare da sola, in casa, sulle note di “Sofia” di Alvaro Soler, mentre tutti i miei gatti arrivano a veder che faccio, e rider con loro

comprare libri e non trovare tempo per leggerli

sapere che far una cosa è uno sbaglio e farla lo stesso

scrivere, perché per me è come respirare, quando la vita l’aria un po’ me la toglie

vivere, o almeno provarci, al meglio questa vita
Photo by Alicia Savage

SILENZIO


A volte il silenzio è il miglior modo di parlare.

Chi mi ama conosce i miei silenzi, sa le sfumature che essi hanno. Non si preoccupa di loro, anche se profondi, ma si preoccupa quando hanno una certa densità.

Chi pensa di conoscermi, dei miei silenzi fa mille congetture, mentre la loro coscienza fa il resto.

Chi non mi conosce a volte si spaventa da loro e a volte neppure si accorge, ma la cosa non mi sfiora.

Amo il silenzio, che mi fa specchiare e vedere le imperfezioni della mia anima come in uno specchio le rughe, cosicché io possa progredire. Amo il silenzio, lascia spazio alla crescita, briglia sciolta dei miei pensieri, fucina della mia mente, dove accoccolo il mio cuore come nel dondolio di una culla.

Sono in prossimità di un altro bivio, chi mi conosce attraverso i miei silenzi, sa già dove sto andando.
Jeans – ©Diamanta

CONFIDIAMO NEL TEMPO


Per una beffarda Legge di Mhurpy, proprio in questi giorni che sono a tolleranza zero, il mondo intorno vuole interagire con me.

Per evitare danni, tendo a isolarmi anche se fisicamente presente, alle parole e ai solleciti esterni. Sorge il problema che sono una bestia sociale(1), come tale mi conoscono, e si aspettano un comportamento da animale sociale, interagendo con me.

Quindi evitare danni credo non mi riesca bene, anche perché dico che vorrei evitarli, ma in realtà non faccio niente per evitarli, perché essendo a tolleranza zero, penso che siano i danni che debbano evitare me.

Mi infiammo e ardo al minimo tocco. A volte riesco a salvare solo le “mie persone”(2) da queste fiamme. A volte.

Quindi mi ripropongo di tacere e osservare. Nel silenzio vedo oltre, anche cose che non vorrei, anche cose che non vorreste.

Nel mentre scrivo questo post, a conferma della Legge di Mhurpy, un mio amico (che ringrazio) mi scrive in privato e mi manda un link in cui il “mio” presidente di provincia, di fronte al problema “di più scuole senza riscaldamento” (alcune avranno tale problema fino a metà novembre), alla fine esordisce con un “Confidiamo nel tempo…”.

Io per loro confiderei in altro.

Gustavo Dore

Dio della pazienza in combutta con il dio che ride, oggi per favore, smettete di giocare con me.

(1) Sono un ossimoro vivente. Sono una bestia sociale anacoretica.
(2) compresi i miei amori pelosi