EPPURE


E che volte mi scatta la botta di permalosità e non è facile avermi vicino al quel momento. Credo dipenda dal fatto che sono stata così tanto poco permalosa da far credere agli altri di potersi permettere tutto con me. E molti, non tutti, ma comunque troppi, si sono permessi di tutto. Quindi, a volte, divento come un istrice, quando vedo avvicinarsi la mano rizzo gli aculei, perché non so mai se quella mano, accarezza o picchia.

Accade così che, nonostante una natura socievole, una predisposizione al mondo (diciamo a una parte di esso), io permetta a pochi di avvinarsi davvero al nocciolo di cui sono intrisa. Ciò avviene anche se io so che ogni volta che faccio entrare una persona, il mio cuore non ha meno spazio dentro, ma si allarga. Eppure.

I miei eppure sono fatti di piccoli sfregi sulla pelle, di “Non fa niente” detti piano, quando faceva tanto, di sorrisi a celare una parte che si frantumava in quell’istante. I miei eppure sono formati dagli strappi fatti alla mia anima, da chi professava il suo affetto per me. I miei eppure sono minute gocce di sangue rapprese a cicatrizzare intorno al cuore, ed esser così cura e prigione insieme. Il mio eppure più profondo ha un nome che la mia bocca non pronuncia più.

Quindi no, non sono fredda, non sono inavvicinabile, non sono dura, non sono cinica, sono solo un semplice e piccolo eppure.

PUNTINI


Non sto scrivendo post.
Eppure io un post l’ho scritto sette giorni fa. Poi l’ho congelato.
Perché quel post è un punto. E il punto è una cosa definitiva nel mio mondo.
Non son sicura di volere il punto.

In questo momento son portata ai puntini di sospensione, a quello che potrebbe ma non si sa, nonostante tutto il mio terrore del mostro che potrebbe nascondersi nel “non si sa”. Terrore che spesso mi manda in panico e mi fa comportare come non sono.

In questo esatto momento i puntini mi lasciano respirare, mentre il punto mi blocca il respiro, come un pugno in pieno stomaco.

Io lo so che i puntini son spesso manipolativi, lasciano a intendere ma non dicono nulla, ma il punto, in questo momento, mi spaventa di più. Non perchè il punto è definitivo, ma per il timore di scoprirmi fragile. Dirlo “Punto” e poi disattendermi. Non mi perdonerei mai.

E allora quel post rimane lì, in attesa, di esser cancellato o di dargli ali.
Nel frattempo vede la luce questo, con la domanda insita, se i puntini diverranno “punto e a capo” o “due punti e virgolette”.

Le parole son gocce di rugiada nel deserto, i fatti son semi piantati nel limo.
puntini sospensivi