CONSAPEVOLEZZE


illustration-by-elina-ellis

Sono un peso per me stessa
sono un vuoto a perdere
Sono diventata grande senza neanche accorgermene
e ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite le mie nuove
consapevolezze (consapevolezze)

Quanto tempo che è passato
senza che me ne accorgessi
quanti giorni sono stati
sono stati quasi eterni
quanta vita che ho vissuto inconsapevolmente
quanta vita che ho buttato
che ho buttato via per niente
(che ho buttato via per niente)

Sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
a cercare qualcosa
qualche cosa di più
che alla fine poi ti tocca di pagare

Sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene
ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze (consapevolezze)

Sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
mentre vado a cercare quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
ma non mi fermo più
mentre vado a cercare quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone

Sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene.

Che poi sono solo queste giornate bigie, in cui il bianco è il grigio si fondono così tanto, che pensi di viver dentro una nuvola. Quei giorni che hai così tanto da dire da aver consumato le parole al solo pensarle, e ti escono così consunte che le vedi solo tu. Ti rimangono allora solo una canzone, le parole di Vasco e la voce di una rossa come te.

Mica lo sai che fine farai, ma sai che a oggi ci sei arrivata.

ARABESCHI COGLION ZEN


Ragione, che te ne fai? Non vorresti avere ragione, quando senti quella palla che si espande nel tuo diaframma, sino ad uscire con un sospiro dalle labbra.

E si, è la speranza di sbagliare, speri che la percezione del cuore sia errata. Così dai una, cento, mille possibilità fino a che la bolla di sapone scoppia davanti ai tuoi occhi. Scopri che era fatta di ghiaccio. Schegge gelide di cristalli ti graffiano l’anima.

Sorridi lieve, e ti domandi come fai a sentire calore anche ora. Sorridi più forte, scopri che il caldo sei tu, e quel timore della profezia del destino autoavverante è un pò meno forte.

Se vi domandate che cazzo scrive questa, sappiate che avete ragione. Solo che ogni tanto, io seguo con la punta delle dita i pensieri nei loro arabeschi, senza inizio e senza fine, vanno solo a pescare quello che è già stato, ciò che è e forse ciò che sarà.

Poi però torno e so che va bene così, anche perchè in ogni caso io son una coglion zen.

Nelle trombe di Eustachio nel frattempo passa questo.